Natasha Linhart sul tema della denominazione delle alternative vegetali

28 Ottobre 2020

Natasha Linhart, CEO di Atlante, intervistata da Food Magazine, si è espressa sul tema riguardante le denominazioni possibili per i sostituti vegetali successivamente al voto negativo del Parlamento Europeo dello scorso 23 ottobre, riguardante l’approvazione degli emendamenti 165 e 171, per cui tutti gli alimenti plant-based potranno continuare ad utilizzare denominazioni come “salsicce”, “latte” etc.

Carne o non carne? Risolto il dilemma

Dopo 3 giorni di Plenaria, il Parlamento Europeo ha messo la parola fine alla discussione sulla denominazione da utilizzare per i sostituti vegetali
“Ceci n’est pas un steak”. Il Parlamento Europeo, riunitosi dal 20 al 23 Ottobre a Bruxelles, esattamente dodici mesi dopo che noi di Food avevamo espresso la necessità di un aggiornamento semantico per il comparto plant-based (vedi Cover Story di Food Ottobre 2019) ha votato contro l’approvazione di due emendamenti (165 e 171) che riguardano la denominazione delle alternative vegetali ai prodotti a base di carne e sulle denominazioni possibili per i sostituti vegetali delle referenze casearie.
In sostanza, tutti gli alimenti dell’universo plant-based potranno continuare a utilizzare denominazioni come “carne”, “salsicce”,“latte” e via dicendo.

Natasha Linhart - CEO AtlanteSarebbe ironico – commmenta Natasha Linhart – se cominciassimo a chiamare le cosiddette alternative alla carne con dei nomi come “tubi vegetariani” al posto di salsicce vegetariane o “dischetti di soia” al posto di burger di soia o “palline vegane” al posto di polpette veganeÉ evidente che l’attuale crescita del mercato delle alternative vegetariane e la conoscenza più matura dei consumatori sugli aspetti etici, ambientali e salutistici rispetto all’eccessivo consumo di carne nell’alimentazione quotidiana è un tema molto critico per i produttori di carne. Personalmente, e questo lo vedo anche nel settore in cui opera Atlante, non ritengo che da parte dei consumatori ci sia confusione sulla natura dei prodotti in vendita, esattamente come non penso che ci sia il dubbio che il burro di arachidi non contenga burro, o che il latte di mandorla non contenga latte di origine animale. È anche vero che il consumatore deve essere tutelato e che le confezioni devono riportare per legge tutti gli ingredienti ed evidenziare eventuali allergeni. Il fatto che un consumatore possa consumare un prodotto vegetariano per errore al posto della carne non comporta alcun rischio per la salute; viceversa, il consumo erroneo di carne potrebbe confliggere con principi etici o religiosi. Il vegetarianismo è diventato molto più popolare negli ultimi anni ed i prodotti vegetariani e vegani sono sempre più presenti sugli scaffali dei negozi e nei menù dei ristoranti. I termini straccetti, filetto, macinato, salsiccia, scaloppina, cotoletta, anche se per tradizione sono associati al consumo di carne, in realtà sono solo termini per indicare la presentazione del prodotto finito”.


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