La partnership Atlante-Sainsbury’s

La partnership Atlante-Sainsbury’s 1000 563 Atlante srl

La sfida di Atlante è quella di riempire gli scaffali della grande distribuzione all’estero con il meglio dei prodotti enogastronomici del nostro paese. Dal 2014 Atlante è partner di Sainsbury’s secondo retailer alimentare del Regno Unito.
“Con Sainsbury’s abbiamo un rapporto talmente consolidato che davvero mi sembra strano che possa risalire a solo 5 anni addietro. – spiega Natasha Linhart, ceo di Atlante – La chiave è l’estrema fiducia che riponiamo l’un l’altro, il nostro è un dialogo continuo.”

TESTIMONIANZE
La partnership Atlante- Sainsbury’s
di Sabino Cirulli

La sfida di riempire gli scaffali della grande distribuzione all’estero con il meglio dell’enogastronomia made in Italy è l’obiettivo raggiunto da Atlante, società nata a metà degli anni Novanta con sede a Casalecchio di Reno (Bologna) con 68 dipendenti e un fatturato di 150 milioni di euro con 45.000 consegne l’anno e un’offerta di 988 prodotti. Questo grazie a un efficiente network logistico costituito da 6 partner in 11 Paesi occidentali e 6 nel Far East attraverso 6 magazzini e 95 siti produttivi da cui entrano ed escono oltre 6.000 carichi completi per più di 200.000 pallet e oltre 45.000 consegne all’anno. Dal 2014 la partnership con Sainsbury’s, secondo retailer alimentare nel Regno Unito, con circa 29 milioni di clienti a settimana, sta regalando grandi soddisfazioni. Va ricordato che l’Italia in campo alimentare è il terzo Paese importatore nel Regno Unito.

Natasha Linhart - CEO Atlante Sainsbury’s – spiega Natasha Linhart, ceo di Atlante – rappresenta un mercato fondamentale per la nostra azienda. Noi proponiamo un modello di business basato su un principio molto semplice: le cose devono funzionare bene. Non necessariamente dobbiamo vendere prodotti. Il nostro ruolo è essere occhi e orecchi della grande distribuzione che vuole comprare e proporre prodotti italiani. Realizzare linee di marche private dando spazio a piccole imprese ancora poco conosciute, supportando i territori dove sono insediate ha anche un risvolto etico non indifferente. Di aziende eccellenti l’Italia è piena ma riscontro spesso un problema nel loro relazionarsi o imporsi al di fuori dei confini locali. Ed è qui dove interveniamo noi.
Siamo nati come società di trading di prodotti alimentari stranieri importati in Italia, un business importante ma che alla lunga vedevo senza prospettiva, perché mancava sia il contenuto di prodotto, l’opportunità di costruirlo e raccontarlo ma anche un forte servizio di collegamento in grado di farlo circolare all’interno della Gdo. Qualità e sicurezza sono i due valori su cui si costruisce la nostra offerta, ovviamente al netto della performance organolettica, perché se il gusto è pessimo o viene vissuto come una sorta di punizione, non si incontrerà mai il successo del pubblico. Con Sainsbury’s abbiamo un rapporto talmente consolidato che davvero mi sembra strano che possa risalire a solo 5 anni addietro. La chiave è l’estrema fiducia che riponiamo l’un l’altro, il nostro è un dialogo continuo. Abbiamo un team che parla tranquillamente inglese e ogni giorno si confronta con il loro. Siamo riusciti in questo breve tempo a individuare esattamente i prodotti di cui hanno bisogno i loro consumatori. Tra i best seller annoveriamo la pasta, sia fresca che secca, la passata di pomodoro, il pesto alla genovese ed i formaggi, come mozzarella e Grana Padano».

Una ricetta per il futuro

«Certo – prosegue – la Brexit pone nel futuro delle incertezze perché aumenterà di sicuro la burocrazia e gran parte dei prodotti diventeranno più costosi, con l’ipotesi che la svalutazione della sterlina possa contrarre i consumi. Il rischio che per determinate categorie merceologiche l’Inghilterra diventi off limits sussiste. Dobbiamo però ricordarci che stiamo parlando di un mercato di 60 milioni di persone che amano e apprezzano in maniera particolare il prodotto italiano.
Un paniere di altissima qualità contraddistinto da una cucina ricca di ricette molto facili da preparare, veloci, basti pensare alla pasta con il pomodoro. Ecco, spesso si sottovaluta la questione prezzo, ci sono alcuni alimenti dal basso costo ma dall’altissimo gusto. Questo è il grande vantaggio delle specialità tricolori. Il nostro percorso ci vede da oltre 20 anni operare nella grande distribuzione alimentare come partner strategico per le principali catene italiane e internazionali. La partnership con Sainsbury’s è stata una sfida: affrontare un mercato dove i consumatori, mi riferisco a quelli britannici, sono sempre più vigili sugli aspetti connessi alla sostenibilità e alla qualità. Noi per l’azienda inglese ricopriamo il ruolo di operatore principale che si occupa nello specifico di individuare, valutare e scegliere i migliori prodotti alimentari italiani da esportare e vendere nei punti di vendita di tutta la Gran Bretagna. Questa filosofia contraddistingue anche la nostra operatività nel resto del Pianeta. Siamo focalizzati in Europa specialmente in Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti ma prevediamo anche sviluppi in altri mercati quali Giappone, Australia e Germania. Malgrado la crisi globale non abbiamo mai smesso di sognare. Viviamo in un mondo dove il prezzo delle cose è molto importante specialmente in un periodo di congiuntura difficile ma non dobbiamo compromettere la qualità e non vogliamo screditare la reputazione della qualità del prodotto.
In un contesto dove le abitudini di spesa vedono una frequenza maggiore con una fedeltà minore a un solo brand, il cibo deve arrivare fresco e nei tempi giusti, questo è il plus che noi offriamo insieme ad altri quali la spesa da effettuare comodamente con lo smartphone, fino ai punti di vendita cashless o al pick & collect. Il trend globale mondiale vede in ascesa una coscienza che dobbiamo mangiare meglio, sprecare meno e conoscere l’origine dei prodotti. Quindi la questione della tracciabilità, della Dop è una forte garanzia di originalità, così come comprendere in modo adeguato la filiera. Altra tendenza in grande sviluppo è la ricerca quasi spasmodica di alternative proteiche visto che nel 2050 saremo 10 miliardi di persone e non ci saranno sufficienti proteine per tutti.
La cucina e il paniere italiano, specialmente nelle parte meridionale del Belpaese, ricco di tantissime specialità e preparazioni a base di legumi, verdure, pasta può rappresentare davvero l’alternativa»

28 LARGO CONSUMO n. 4/2020