“Con la qualità si conquista l’estero” – intervista al nostro CEO Natasha Linhart

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Articolo a cura di Gabriele Tassi, pubblicata su Il Resto del Carlino il 30.01.2019

ATLANTE, azienda nata a Bologna nel 2002, è un ‘intermediario’ a cui si affidano le principali catene italiane – tra cui Coop, Conad, Carrefour – per la selezione, importazione e distribuzione di specialità alimentari europee e asiatiche Il suo fatturato cresce: da 23,6 milioni di euro nel 2008 ai 150 del 2018. Atlante è anche esportatore del ‘made in Italy’, in particolare nel Regno Unito, per la catena Sainsbury’s, a cui fanno eco la Svizzera, con Migros, gli Stati Uniti (con Kroger) e la nuova frontiera del mercato indiano. L’azienda è anche specializzata anche nella ‘creazione’ di prodotti a marchio per i propri clienti. Negli ultimi tre anni il team di 55 persone con sede a Casalecchio di Reno, si è arricchito di 23 nuove figure professionali, e nel 2019 sono previste 10 nuove assunzioni.

Il filetto vegano tra le novità presentate al Salone Marca

Non ha carne né sangue ma è pronto a ‘illudere’ le nostre papille gustative. Il ‘filetto vegano’, l’ultima novità prossima ad approdare sulle tavole italiane è la fotografia di un cambiamento. Realizzato con soia, proteine del frumento arricchito con ferro e vitamina B12 ad alto tenore proteico, è stato presentato l’altro giorno in esclusiva per l’Italia da Atlante, intervenuta al Salone Marca 2019 di Bologna. “Abbiamo provato a dare una risposta a un retaggio culturale, che in noi è innato – spiega l’ad dell’azienda Bolognese, Natasha Linhart -, fondamentalmente siamo tutti onnivori, andiamo verso un prodotto che vuole imitare la carne, non solo  dal punto di vista proteico, ma anche della consistenza”.

Sarà l’alimentazione vegana la gallina dalle uova d’oro in futuro?

“In Italia e nel mondo il vegano rimane un mercato di nicchia, mentre invece cresce tantissimo il vegetariano, e ancora di più il flexitariano, ovvero chi decide di diminuire l’apporto di carne nella propria alimentazione, andando alla ricerca di cibi alternativi”.

Parliamo quindi di una dieta più attenta alla salute?

“Quello dei prodotti salutistici è un mondo molto ampio. Per quanto riguarda Atlante rappresenta il 30% del fatturato complessivo. Basti pensare che il solo settore delle bevande alternative (latte di soia e similari), incide per circa 14 milioni, collocandosi al secondo posto, fra i prodotti di importazione, preceduta dalla birra (30 milioni) e seguita dai prodotti greci (11 milioni)”.

Atlante ha l’opportunità di tastare il polso all’export del mercato italiano, quali sono le prospettive?

“L’Italia ha veramente molto da offrire, bisogna però fare in modo che tutti rispettino le regole dal punto di vista della qualità del prodotto. Questo è un po’ il nostro compito, lavorare con le aziende, portandole verso la certificazione, e facendo loro capire che standard qualitativi devono raggiungere per soddisfare i requisiti dei paesi esteri, molto rigorosi nella definizione del prodotto”.

Non basta quindi solo ‘vendere’…

“E’ quello un po’ il problema di alcune eccellenze del nostro paese, hanno ottimi livelli di produzione, ma non sanno relazionarsi nel modo giusto con l’estero. In uno studio che facemmo qualche tempo fa risultò che solo il 20% delle aziende italiane era rivolta verso il futuro”.

All’orizzonte c’è il grande scoglio ‘Brexit’, è una prospettiva che vi spaventa?

“Nel caso di un ‘no deal’ l’impatto sul mercato del Regno Unito sicuramente ci sarà. La merce dovrà rimanere in dogana, e questo potrebbe incidere sui prodotti a breve scadenza, inoltre anche la svalutazione della Sterlina potrebbe ridurre i consumi degli inglesi”.

Il vostro punto di forza rimane però la creazione di prodotti a marchio.

“Il valore aggiunto di Atlante è quello di conoscere bene entrambi i mondi: quello della produzione, e quello della distribuzione. Il nostro ruolo di ‘intermediari’ alla fine rende talmente bene che per produttore e distributore risulta più conveniente rispetto a un contatto diretto”.